Il Circolo Letterario Anastasiano ha chiuso la stagione di eventi culturali con la presentazione della raccolta "Racconti di qui" di Davide Vargas. Un appuntamento d’eccezione per il Circolo Letterario di Giuseppe Vetromile, posto a conclusione di un anno ricco di eventi culturali. Dopo aver girato l’Italia per presentare la sua prima pubblicazione, Davide Vargas (nella foto con la sorella Carmela Vargas, docente presso l’Università Suor Orsola Benincasa), architetto campano di fama internazionale, ha scelto Sant’Anastasia per far conoscere il suo lavoro anche nella zona vesuviana. Un lavoro pubblicato ormai più di un anno fa per la casa editrice Pironti ma che continua ad ottenere successo e riconoscimenti, tra cui anche una recensione sulla prestigiosa rivista di architettura "Domus". Questa e altre soddisfazioni non lo hanno tuttavia privato del suo attaccamento alle radici. Vargas è nato e vive tuttora nella periferia Nord di Napoli, e proprio da quella terra sono nati i suoi racconti. Non a caso il libro si apre con una dedica dell’autore alla sua terra «che offre continui spunti di dolore e di amore».
Una terra, quella cosiddetta "di lavoro", senza dubbio difficile, ma il cui degrado è stato negli ultimi tempi troppe volte sbandierato, in forme di denuncia non sempre autentiche e consapevoli. Solo chi vive in quella zona può permettersi il lusso di denunciarne le indecenze e difenderne le bellezze. Davide Vargas ha cercato di fare proprio questo, con il suo sguardo da architetto e la sua penna da poeta. Senza un eccessivo spirito di polemica, senza colorare il tutto con la cronaca. Solo seguendo l’onda dei ricordi, i suoi. Quelli di una persona che è nata nella Campania che Bernardo Iovene ha definito "infelix" e ha deciso di restarci.
«Racconti di qui è una raccolta dall’impianto particolare. - ha voluto sottolineare il giornalista Giampaolo Graziano, relatore dell’evento - Si apre con dodici fotografie di Luigi Spina che raccontano il territorio in maniera trasversale. Seguono i racconti, ognuno dei quali riporta l’indicazione di una data. Ma le date indicano più che altro il contesto di un’ispirazione, da cui Davide è partito per scoprire ciò che c’è di vivo in mezzo al degrado». Vargas non ha scelto dunque di denunciare il degrado della sua fetta di Campania. Ha scelto di far emergere la bellezza che pure può essere colta se si osserva la realtà con mente e sensi aperti. In maniera spontanea, come spontaneo può crescere un fiore di malva in mezzo al cemento.
«Questi racconti – ha spiegato Vargas – nascono da micro viaggi fatti nel territorio, per lo più da solo. I luoghi di cui si parla sono quindi luoghi concreti della mia terra, ma anche luoghi dell’immaginario, dell’ispirazione, del ricordo». Piccoli viaggi che l’autore ama fare durante le ore più calde del giorno. « La luce del primo pomeriggio – ha continuato – è secondo me quella più adatta a vedere le cose nella loro autenticità. Aiuta a dare un nome alle cose, quasi a battezzarle». I "Racconti di qui" hanno quindi un legame essenziale con il territorio fisico e umano da cui sono nati. Ma sono anche racconti senza luogo, portatori di un messaggio più ampio, sintetizzato da Giuseppe Montesano nella prefazione alla raccolta: «Niente è perduto solo per chi sa fino alle ultime fibre di se stesso che tutto è perduto». Come a dire, volendo citare la legge di Murphy, «non si può cadere dal pavimento». Semmai ci si può solo rialzare.
Autore: Silvia Aurino