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CARCERI. SENZA SEGUITO IL DECRETO LEGGE SUGLI ARRESTI DOMICILIARI

Categoria: La bilancia
Data: 18/05/2010
Anche se il Governo ha messo da parte l’approvazione di un provvedimento d’urgenza, il Tribunale di Sorveglianza di Napoli ha deciso di intervenire in via autonoma.
Di Simona Carandente


Sembrava vicinissimo alla definitiva approvazione il decreto legge sugli arresti domiciliari, promosso sia da Berlusconi che da Alfano, che avrebbe consentito ai detenuti con solo un anno di pena da scontare, sia in via principale che come residuo, di poterlo fare presso la propria abitazione o altro luogo di privata dimora.
Il provvedimento d’urgenza, pur senza avere la pretesa di esaurire la problematica del sovraffollamento carcerario, sarebbe stato di per sé idoneo ad arginarne gli effetti dirompenti, soprattutto in vista dell’avvicinarsi della stagione estiva.

In mancanza di validi provvedimenti "dall’alto", il Tribunale di Sorveglianza di Napoli, nella persona del presidente Dott.ssa Angelica di Giovanni, ha deciso di provvedere in via autonoma, pur se limitata agli istituti di pena afferenti alla Corte di Appello di Napoli.
Nel comunicato inviato alle carceri campane il Magistrato, sulla scorta delle direttive emanate in ambito europeo, evidenzia come risulti prioritaria la creazione di spazi di vita sufficienti, la possibilità di usare i servizi igienici in modo privato, l’accesso a luce ed aria naturali, l’uso dell’acqua corrente per l’igiene personale, la predisposizione del riscaldamento ed il rispetto delle norme sanitarie di base.

Viene altresì evidenziato che la Corte Europea dei diritti dell’uomo, attraverso l’art.3 della propria Convenzione, proibisce in termini assoluti i trattamenti inumani o degradanti, imponendo allo Stato di garantire, in prima persona, che il detenuto sia ristretto in condizioni compatibili con il rispetto della dignità umana, facendo sì che a quest’ultimo non vengano inflitte sofferenze maggiori a quanto già comporti il proprio status.

Basti pensare che, in casi precedenti, in relazione poi allo spazio vitale necessario a ciascun detenuto, la Corte Europea ha già dedotto la violazione della Convenzione anche nei casi in cui ogni soggetto ristretto, approssimativamente, potesse godere di uno spazio compreso tra i 3 ed i 4 metri quadri, posto che in tali casi la mancanza di spazio si accompagnava a quella di ventilazione e luce
(caso Moisseiev c. Russia del 9 ottobre 2008 e Vlassov c. Russia del 12 giugno 2008).

Sulla scorta di tali premesse, il Magistrato di Sorveglianza ha disposto che gli istituti di pena campani, ed in particolare la struttura di Napoli-Poggioreale, si attivino con sollecitudine per eliminare ogni situazione di contrasto non solo con l’articolo 3 della Convenzione, ma anche con l’art. 27 della Carta Costituzionale, secondo cui le pene non devono essere contrarie al trattamento di umanità, e tendere alla rieducazione del condannato.

Sulla scia di tale provvedimento, è stata ribadita la possibilità che gli stessi detenuti, attraverso un reclamo redatto ai sensi dell’art.35 della legge penitenziaria, possano denunciare direttamente al Magistrato di Sorveglianza le violazioni di cui il carcere si renda responsabile, denunciando eventuali condizioni di detenzione non conformi alla legge. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)

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Autore: Avv.Simona Carandente
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