Tra cooptazioni e diciotto politico, viaggio nelle ombre del sistema universitario. Punto di partenza: "Napoli bene" di Lucio Iaccarino.
L’Università è un sistema fondato sulla cooptazione: ad affermarlo, dalle pagine di Repubblica prima e da quelle del suo libro "Napoli bene: salotti, clienti e intellettuali nella capitale del Mezzogiorno" (ed. Ediesse) è il politologo Lucio Iaccarino.
Proprio la trama di "Napoli bene" da il là ad una riflessione sul magico mondo universitario o meglio, sul magico mondo della ricerca, parente stretto del magico mondo del clientelismo. Fa un certo effetto vedere un compunto (ex) professore universitario dire "Io non sono un puro… quando si fa un concorso ci si comporta così:
A- si chiede se quel concorso è già chiuso o c’è possibilità di inserimento; B- si cerca di sapere chi siano i membri della commissione; C- si cerca di mettersi in contatto con suddetti membri. È così che va, da sempre!".
Parole che bruciano soprattutto in un periodo in cui l’Università in quanto tale è passata alla lente di ingrandimento dal Ministro Gelmini, che tra una riforma e l’altra trova il tempo di indignarsi per i diciotto politici (questi sconosciuti) ma non proferisce verbo circa la cooptazione. A Iaccarino il merito di aver messo nero su bianco, seppure in forma ironica e velata, certi meccanismi che determinano le forme del sapere.
"Le università italiane- ha spiegato il politologo durante la presentazione del suo testo- non producono sapere e, anzi, la casta che le regge cerca in tutti i modi di ostacolare chi vuole produrne, chi ha voglia e capacità per fare cultura negli atenei".
Rabbia di un intellettuale disoccupato che nella casta non è mai entrato. La storia che narra nel libro, infatti, coincide con la sua biografia (fatto salvo che il maestro è vivo e vegeto e sta a godersene la meritata pensione Oltremanica): un brillante ricercatore universitario, dopo esperienze da insegnante a Bologna viene "cooptato" dal suo maestro a Napoli.
Poi il maestro va in pensione e il secolare istituto, voluto da Marchione Candido Giusso ove ora studenti attivisti stanno tentando di cucire una protesta che va perdendo drammaticamente presa, gli chiude le porte in faccia.
Lui però non si arrende: sceglie ostinatamente di restare nella sua Napoli, madre-matrigna, tentando di costruire un istituto di scienze politiche che faccia scienza e cultura.
"Se Napoli fosse una città dove si valorizza la cultura avremmo dato una cattedra a Roberto Saviano- commenta ancora Iaccarino- ed invece si è scelta la via dello spettacolo, del film!".
Il discorso di Iaccarino, cade però anche sulla didattica: "Ci si lamentava- scrive- dell’incapacità degli studenti di apprendere senza però mettere in dubbio la didattica". Altra nota dolente: dalla riforma viene fuori un’immagine dell’Università fatta di docenti-baroni, studenti-ignoranti, ricercatori da classificare tra utili ed inutili. Ma della didattica, del clientelismo che avvelena quello che dovrebbe essere il tempio della cultura chi ne parla? Un intellettuale disoccupato che, ipse dixit, ha dovuto guardare l’Università dall’esterno per capire com’è fatta davvero. Malata di clientelismo si diceva. Peccato che questo problema non si risolva con qualche taglio di fondi, altrimenti la soluzione sarebbe stata presto pronta.
Autore: Mariangela Barretta