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NOLA, IL FILELLENICO AMBROGIO LEONE

Categoria: La nostra Storia
Data: 01/09/2008
Non solo Giordano Bruno… a legare Nola e la Filosofia c’è anche l’illustre umanista Ambrogio Leone.

Ambrogio Leone nacque a Nola nel 1457, da una ricca famiglia di mercanti. Passata la fanciullezza nella sua città natale, nel 1477 si trasferì a Padova dove studiò greco, filosofia e medicina. Nel 1490 circa ritornò alle falde del Vesuvio, in una villa alla perfieria di Nola che, per il suo essere isolata e quindi tranquilla, egli soprannominò "Schivacure" (parola che potremmo tradurre con "allontana tormenti"). La sua villa fu teatro sia di interessanti scambi culturali con esponenti di spicco della cultura dell’epoca (uno su tutti l’umanista Lorenzo Valla), sia dello scandalo che coinvolse il Nostro nel 1498: in quell’anno, infatti, vide la luce Camillo, figlio illegittimo di Ambrogio Leone e della ventitreenne Claraluce, in servizio presso la famiglia Leone. Dopo l’epidemia di peste il Nostro si trasferì, insieme a suo figlio Camillo, a Venezia dove cominciò la carriera di docente: insegnò grammatica, filosofia, anatomia, scienze sia nella città dei canali che a Padova.

Con il fiorire dell’umanesimo, Leone trovò humus per la sua poliedrica personalità. Egli infatti fu un convinto umanista (si unì ai Filleleni) e, come "amante dei greci" tradusse alcuni classici del pensiero greco (tra le quali il "De virtutibus" di Aristotele) dando un validissimo contributo alla diffusione della filosofia greca in Italia. Per il Leone, cultore dei classici e del classicismo, traduttore e studioso che operava ormai con la "forma mentis" dei padri del pensiero fu una scelta naturale dedicarsi anche alla filologia. Il suo amore per la filologia portò la fama del Leone in tutta Europa e, soprattutto, egli strinse una sincera amicizia col filosofo olandese Erasmo da Rotterdam. Prova della stima e della devozione che Erasmo nutriva per Ambrogio Leone è il fitto carteggio tra i due, giunto fino a noi: spesso, il pensatore olandese chiedeva a Leone che lo citasse nelle sue opere;tale era la fama del Leone che, secondo Erasmo, una semplice citazione da parte del nolano sarebbe equivalsa a sicura gloria.

Oltre alle traduzioni, Ambrogio Leone fu autore di molti scritti; tra di essi annoveriamo: il "De Nola Patria", il dialogo "De Nobilitate Rerum" (l’aver scritto un dialogo è dimostrazione palese della devozione che Leone nutriva per la cultura greca ed in particolare per Platone),"Novum opus Quaestionum seu problematum", "Lucubrationes quaendam", "Castigationes". Dopo una vita passata ad onorare le lettere e la cultura nonché la terra natia, Ambrogio Leone, gravemente malato, si spense a Venezia il 6 marzo 1525. Le sue spoglie riposano nella chiesa veneziana di San Bartolomeo. La sua città natale ha commemorato la sua obnubilata memoria, messa in ombra da quella dell’illustre concittadino e filosofo Giordano Bruno, dedicando ad Ambrogio Leone un liceo.

Autore: Mariangela Barretta
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