Il fatto che la Campania detenga il record dei Comuni sciolti per camorra colpisce tutti gli osservatori per così dire "esterni", giornalisti di testate nazionali e internazionali, studiosi dei fenomeni mafiosi, opinionisti televisivi e della carta stampata. L’intreccio costante tra pubblici amministratori e soggetti criminali appare, infatti, incomprensibile a quanti hanno della pubblica amministrazione una visione "astratta" come se la stessa funzionasse sulla base di regole e procedure certe, trasparenti e verificabili. In realtà non è così, anzi essa è il regno della discrezionalità più sfrenata e spesso truffaldina che si traduce anche in alti livelli di corruzione.
Come notava qualche anno fa, nel 2006, l’Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione, la corruzione è diffusa in tutta Italia e viene facilitata da fattori quali l’entità e la natura dei rapporti tra pubblico e privato nella gestione degli affari economici, aggravate dalla farraginosità delle norme e dalla scarsa trasparenza delle regole, ma è, soprattutto, "la mancata condivisione di valori etici e di codici comportamentali, quali il senso civico, che alimenta la corruzione".
La situazione si aggrava nelle regioni meridionali dove la pressione delle organizzazioni criminali si scarica fortemente sulle amministrazioni locali per conseguire l’obiettivo di appropriarsi e di governare tutte le opportunità economiche, ma anche occupazionali e di impresa, gestite dalle stesse amministrazioni. Questa pressione delle organizzazioni criminali arriva fino alla occupazione delle posizioni di comando e di governo amministrativo.
Il caso del Comune di S. Antimo è emblematico. Per molti anni, il territorio comunale è stato teatro di uno scontro violentissimo fra le cosche criminali dei Puca e dei Verde. Il Consiglio comunale di S.Antimo è stato sciolto, il 28 settembre 1991, per infiltrazioni e condizionamento da parte della malavita organizzata locale, "visto che il Consiglio comunale…presenta collegamenti diretti ed indiretti tra parte dei componenti del consesso e la criminalità organizzata…constatato che la chiara contiguità degli amministratori con la criminalità organizzata ha creato una perdurante situazione drammatica nella vita amministrativa e politica dell’ente.. ".
Nel decreto di scioglimento, firmato dal Ministro dell’Interno, si legge: "Proprio i rapporti della Legione Carabinieri gruppo Napoli II….evidenziano che si è in presenza di una struttura pubblica che strumentalizza le proprie iniziative alle finalità dei nuclei delinquenziali operanti nel territorio.
I collegamenti di taluni degli amministratori con la malavita organizzata –clan Puca Pasquale e Verde- si estrinsecano attraverso rapporti di parentela e/o cointeressi in attività economiche e patrimoniali. Risultano legati da rapporti di parentela l’attuale assessore Raffaele Ronga, imparentato con il noto pregiudicato Francesco D’Agostino, tratto in arresto in flagranza di reato con Antimo Flagiello, in quanto ritenuti responsabili dell’omicidio di Salvatore Puca, pluripregiudicato.
Del sopracitato Salvatore Puca è inoltre nipote Francesco Ponticiello ( già sindaco e assessore). Tale ultima parentela avrebbe determinato la scelta del Ponticiello quale Sindaco di quel Comune (19 giugno 1990) contrariamente a quanto già concordato in sede politica intorno al nome di Antimo Tarantino e ciò "stranamente" in concomitanza con la concessione del beneficio della semilibertà in favore del ripetuto Salvatore Puca in data 15/6/1990, che il successivo giorno 20 giugno veniva ucciso.
La cointeressenza in attività economiche si coglie soffermandosi sugli accordi in materia di appalti tra il clan di Pasquale Puca e il clan dei Verde, che operano rispettivamente attraverso le Cooperative "La Paola" e "Raggio di Sole", addivenendo in tal modo ad una spartizione dei settori dell’imprenditoria locale.
Della Cooperativa "Raggio di Sole" è socio il consigliere comunale Aniello Cesaro unitamente ai fratelli Raffaele –legale rappresentante- e Luigi.
Lo stesso consigliere Aniello Cesaro risulta citato a comparire dalla A.G. in ordine a molteplici attività estorsive messe in atto da Pasquale Puca, capo dell’omonimo clan camorristico operante in S.Antimo e Casandrino; risulta avere in atto anche procedimenti per truffa, interesse privato in atti di ufficio, omissione di atti di ufficio e peculato".
C’è poco da aggiungere. Si resta semplicemente esterefatti. Giustamente nel decreto di scioglimento si conclude: "Le connessioni intercorrenti tra amministratori dell’Ente ed appartenenti ad organizzazioni criminose offrono una inequivocabile chiave di lettura che pone in risalto come capillarmente siano ormai distribuiti i loro rapporti e come gli interessi della malavita organizzata siano quasi del tutto finalizzati al controllo delle attività amministrative del Comune di S.Antimo, ormai vincolato nella sua libertà discrezionale, in quanto la mentalità mafiosa ne ha permeato la struttura, le modalità operative e la prassi amministrativa".
Naturalmente, lo scioglimento non ha prodotto quel rinnovamento democratico che ci si poteva attendere. Non ha prodotto neppure la rottura dei rapporti tra pubblici amministratori e organizzazioni criminali. Anzi, i camorristi sono diventati imprenditori e girano a testa alta sempre con la stessa tracotanza; le carriere politiche e le fortune economiche degli amministratori indicati come collusi sono continuate con successo e qualcuna continua ancora oggi, sempre con successo; la gente, continua a spingere per salire sul carro del vincitore: spera sempre di raccogliere qualcosa, fossero anche solo briciole; subappalti, forniture, autorizzazioni, sussidi, raccomandazioni.
CITTÀ AL SETACCIO